• Annina Moffa

ABA Frosinone incontra l'Alta Moda a Roma

Se agli amanti della musica la frase "Back to Black" solletica la mente e rimanda ad un singolo dal sound soul di Amy Winehouse, dove si evince come la stessa e’ intenzionata a portare il lutto qualora l’uomo amato decidesse di tornare insieme ad un’altra donna, agli stessi un altro singolo rimanda al senso di morte, in particolare agli orrori della guerra in Vietnam, con la differenza sostanziale di un appeal di gran lunga più vintage e dalle corde rock tipiche dei Rolling Stones: "Paint it, Black", pubblicato il 7 maggio 1966.


Intima ed elitaria è la fonte che sostiene che i Rolling Stones scrissero il brano , utilizzato anche da Kubrick nel 1980 per i titoli di coda del suo “Full metal jacket”, film sulla guerra in Vietnam, dopo aver visitato il Guggenheim Museum di New York e specie dopo essere stati, all’interno dello stesso, incantati dai dipinti di Mark Rothko.

Acclamato dalla critica come affascinante colorista, elogiato per l’utilizzo vivido della cromia, dall’identità sofferente e infelice per un successo artistico che rifiutava, le sue tele suscitavano i conflitti esistenziali legati alla modernità.


Durante la commissione ricevuta dal Guggenheim di New York le opere dell'artista proposero il nero e il grigio come colori dominanti ed "Untitled (Black on Gray)" è quasi con certezza il capolavoro di Rothko di fronte al quale si trovarono gli Stones, una tela piena di tragico sconforto e di una solitudine messa in evidenza attraverso un colore svuotato e inondata da un bordo bianco.

Rothko pittore suicida, abbandonato in un buio mistico che le sue opere rispecchiano a pieno, simboleggia un’artista fuori dagli schemi, che di fronte alle domande sul senso della vita, seguendo la corrente filosofica dell’esistenzialismo, dava risposte non comuni. Il declino oggettivo e sentimentale dell’artista fu colto con furbizia dagli Stones in un moto parabolico di contro in crescendo, pronti a calcare l’onda del successo dove cantavano:

“i see a red door and i want it painted black no colors anymore i want them to turn black..”


Ad una combinazione non proprio intuitiva e ad un atteggiamento concettuale, musica e arte si sono intrecciate, lutto, tristezza, malinconia personificati dal colore nero delle tele seducenti di Rothko, rese accentuate dalle domande sul futuro che si palesa incerto e instabile.

Distogliendo l’attenzione da una visione musicale e artistica, carpendo ispirazione dalla traduzione letterale della frase Back to Black ovvero ritorno al nero, essa stessa è stata un input per i giovani designer dell’accademia di belle arti di Frosinone, affascinati da un vortice di suggestione e da un’attenta analisi del concept, i quali hanno proposto con ingegno e arguzia chiavi di lettura multiple sulla tematica scelta, in una coerenza stilistica in perfetta linea con il concept, seppur attingendo da fonti diverse.


Back to Black è stato proprio il nome della collezione innovativa e sbalorditiva presentata ad Altaroma nel settembre 2020 dall’Accademia di Belle Arti di Frosinone, frutto di un sensazionale lavoro di squadra tra docenti e studenti.

Essi stessi si sono fatti travolgere da un turbinio viscerale di emozioni, partorendo una collezione a dir poco profetica e visionaria dato il momento storico pandemico.

I capi presentati in passerella non hanno rappresentato la semplicita’ degli stessi, ma si sono caricati di significati profondi, in particolare rivolti alla salvaguardia ambientale del pianeta.


Back to Back in aggiunta è un ritorno al nero letto in chiave futuristica, rappresentazione della nuova era: il nero come polvere sottile che crea una membrana insana, che avvolge gli abiti e li sporca.

Il nero visto come il grigiore che avvolge le metropoli, inquinandole e rendendole invivibili, il nero visto anche come la nuance del petrolio, reso pesante e soffocante, difficile da smaltire, ma anche scivoloso e che penetra all’interno della pelle alterandone la naturalezza.

Non a caso i giovani designer hanno guardato anche alle copertine toccanti su Vogue Italia del 2019 di Steven Maisel, intitolate "Water & Oil" e che parlavano appunto del disastro petrolifero nel Golfo del Messico, la catastrofe ambientale più grave della storia americana, ricordato con l’espressione “Marea nera”. In un contesto inaspettato le pagine di “Vogue” Italia – con il servizio “Water & Oil” – si sono trasformate in una spiaggia imbevuta di petrolio cambiandone i connotati usuali.

Le fotografie, realizzate dall' indiscusso genio della fotografia Steven Meisel, raffiguravano modelle ricoperte di piume, sirene che tentano di muoversi per liberarsi e sfuggire alla morte, strozzate dall’acqua inquinata. La risonanza mondiale degli scatti è stata formidabile e la frase – «Oil is the new black» ne è divenuto il motto.

Scatti che alcune menti hanno definito irrispettosi, ma di contro altre li hanno considerati arte vera e propria, ritenuto un aulico raggiungimento dell’apice della moda con una trasmettibilità veloce e toccante di un concetto forte e attuale.


È ciò che hanno fatto gli studenti prendendo spunto dagli scatti di Meisel supervisionati dai docenti, riproponendo abiti sporcati dal petrolio, utilizzando piume e pelli del mondo marino.

I rimandi al regno animale, si sono incastrati anche ad una visione onirica, dark, suggestiva e new goth, un tuffo in un passato non recente, dove i tipici abiti e di conseguenza accessori di un altro tempo hanno ammaliato gli studenti in primis, ma anche gli spettatori presenti in sala presso la sede di Palazzo Bracaccio durante l'edizione di settembre 2020 di Altaroma, riproponendo corsetti, gorgiere, crinoline, in un mix perfetto tra passato e futuro.

Vedove di organza nera di un tempo ignoto e misterioso, dame eleganti e cavalieri, ma anche un ritorno alla vita semplice riproponendo visioni moderne della subcultura Amish, hanno dato vita ad una collezione strabiliante, che a distanza di mesi carpisce ancora risonanza.

Un ultimo esempio riguarda i social network di Altaroma che come cartolina augurale delle feste natalizie 2020 ha utilizzato un abito dal tartan scozzese sulle tonalità del verdone targato Abafr.



foto backstage di Davide Bottoni

Annina Moffa

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