• Beatrice Loconte

La White Revolution di Vogue Italia

Aggiornato il: 13 nov 2020

In tutto il mondo, Vogue, ha sempre lottato per il suo riconoscimento editoriale progressista e impegnato nelle battaglie sociali. Mai mostrandosi come un semplice magazine di moda, riesce a parlare di bellezza quanto di conflitti. Sceglie cover con un forte messaggio all'umanità, come "Do you part for the Red Cross" nel Vogue USA del marzo 1945, in piena Seconda Guerra Mondiale, e nel British Vogue dell'ottobre 1945 il dipinto di un cielo azzurro con la scritta "The Peace and Reconstruction Issue" dedicata alla fine del conflitto.



Questa volta è Vogue Italia a stupire nell'edizione di Aprile, presentando, per la prima volta nella storia, una copertina completamente bianca, che trasmette più di mille parole. Il bianco è il colore di una pagina vuota tutta da riscrivere, è la tela di un pittore che aspetta di dipingere un nuovo paesaggio. Questa volta non è scoppiato nessun conflitto, ma è un virus ad essere diventato il nemico per tutti. Così l'uomo del 21esimo secolo è costretto a rivalutare i suoi sogni e il suo futuro.



All'immagine catastrofica di una crisi profonda nelle industrie tessili di tutto il mondo, all'idea delle sfilate trasmesse in streaming, alla produzione bloccata delle collezioni e alla cassa integrazione per i dipendenti, Vogue regala un'idea più positiva di ciò che accadrà. Prevede che le aziende cambieranno il modo di lavorare, tutelando i dipendenti, l'ambiente e i propri ideali. Il consumatore, con il tempo, sarà capace di spendere soldi riflettendo sul motivo e l'utilità dell'acquisto, all'insegna del value for money. I creativi, sentendosi più liberi e avendo più tempo a disposizione, meditano e propongono nuove opportunità per ricominciare, sostenendo la moda e sperando in un cambiamento positivo, che rispetti l'ambiente e l'unione sociale. Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda Nazionale Italiana afferma che il sistema della moda è come una tela di ragno, in cui se un singolo anello fallisce, tutto crolla.

E in questa nube, non dimentichiamo, i giovani stilisti emergenti, linfa vitale e portatori di idee sempre fresche e nuove, che potrebbero essere scartati dai buyer, a favore di brand già affermati e quotati in borsa. Lidewij Edelkoort, nel suo articolo, a p.77, crede nei piccoli marchi e negli atelier di artigianato, sostenendo che il futuro premierà il lavoro creativo e la semplicità. In quest'ultima edizione, immancabili e tutte da scoprire le foto di molti artisti ripresi nelle loro case e le illustrazioni stilizzate dei grandi brand, con tema il coraggio, l'orgoglio e la libertà ritrovata. Scoprirete una Donatella Versace nei panni di una supereroina, che indossa un mantello arricchito dalle immancabili spille da balia dorate. Per allenare la mente il CruciModa e il Rebus.



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Beatrice Loconte, Wiredoll

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