• Martina Patella

Corinna Chiassai si racconta: da Hilfiger a Fendi

Aggiornato il: 8 mag 2020



La designer fiorentina Corinna Chiassai ha avuto un percorso formativo abbastanza peculiare. In questa intervista racconta le fasi della sua crescita, la collaborazione con la maison Fendi e i suoi progetti futuri.


1.MP. Quali sono state le fasi più importanti della sua formazione?

CC. «Ho iniziato all'istituto Marangoni di Milano dove ho seguito il corso quadriennale di fashion design. Subito dopo ho lavorato per qualche mese da Etro nell’ufficio stile donna. Per approfondire le mie conoscenze sui tessuti, mi sono trasferita a Como dove ho collaborato con la rinomata azienda Clerici e Fantoccoli. In seguito sono stata assunta da Tommy Hilfiger e rimanendo ad Amsterdam per sei anni».


2.MP. Quando è iniziata la sua collaborazione con l'omonimo studio di famiglia?

CC. «Una volta approfonditi i miei interessi di settore ero pronta per contribuire con la mia esperienza allo Studio Chiassai, fondato dai miei genitori. È dal 2017 che affianco mio padre dalla progettazione fino allo sviluppo creativo».


3.MP. Com'è avvenuta la transizione da membro del team?

CC. «Insieme con mio padre ci siamo cimentati in un progetto nato dalla passione in comune per il vintage. Nel corso degli anni abbiamo messo su un archivio di quindicimila capi recuperati nei mercatini e nei thrift shop in giro per il mondo dando vita a Caosordinato. Poichè l'ispirazione vintage è strategica nel nostro settore, Caosordinato è la nostra library privata, una raccolta fotografica di stimoli e suggestioni per ogni creazione . Nel 2018 il progetto si è evoluto con Ritmoemotivo per il quale stiamo lavorando all'allestimento di un ulteriore archivio».


4.MP. Come hai vissuto il lockdown e quali sono stati gli eventuali benefici?

CC. «Stiamo passando un periodo molto particolare a livello mondiale, che non ha precedenti. Tuttavia, credo che questo ci stia portando all'accelerazione di un processo che prima era solo abbozzato: ognuno di noi, in quanto parte di un team, si ingegna per trovare le giuste risorse tecnologiche, in modo da portare avanti la progettazione in corso. Ovviamente i ritmi sono più lenti ma non è detto che questo slow down sia una cosa negativa. In questo periodo ho cercato di informarmi e confrontarmi il più possibile con altri creativi e tutti abbiamo percepito il lockdown come una parentesi positiva per il nostro settore, necessaria per ridimensionare e razionalizzare le tempistiche di produzione. Eravamo arrivati ad una saturazione del sistema in cui non c’era più neanche il modo per riflettere o approfondire i progetti: spero infatti che questi cambiamenti non siano solamente temporanei ma che rappresentino un punto di partenza per reimpostare e ripensare a come abbiamo lavorato fino ad oggi.»


5.MP. Ci può anticipare qualcosa sui progetti in corso d'opera?

CC. «Stiamo cercando di valorizzare l'archivio di cui parlavo prima attraverso The Cube Archive. L’iniziativa prevede la digitalizzazione di una parte dei capi che sarà visibile attraverso un portale online ed un login. Sono previste le visite in loco con appuntamento e offriremo la possibilità del noleggio».


6.MP. Lo Studio Chiassai vanta inoltre un’importantissima collaborazione, quella con Fendi. Di cosa tratta nel dettaglio?

CC. «Lo Studio Chiassai da dieci anni è consulente Fendi per il menswear. La parte creativa proviene proprio dal nostro studio che si relaziona e confronta costantemente con Silvia Venturini Fendi e tutto il team della maison».


7.MP. Come riassumere la visione della moda dello Studio Chiassai ?

CC. «È l'espressione di un ideale. Il mondo della moda è saturo di prodotti: ne vediamo di ogni tipo e ai prezzi più svariati. Ciò che fa la differenza tra un prodotto ed un altro, a mio avviso, è lo storytelling. Ciò che importa davvero non è più l’oggetto in sé ma la sua storia che si rifà ad un ideale, un sogno. Oggi le aziende che vogliono sopravvivere devono parlare di valori ai propri costumers, creare delle community che si identifichino e si riconoscano negli ideali comunicati dal marchio. La moda, essendo un veicolo espressivo, ha assolutamente bisogno di comunicare un’ideologia e questa convinzione è stata sempre alla base di ogni progetto allo Studio Chiassai».


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