• Martina Patella

Harmont & Blaine, un marchio mediterraneo

Aggiornato il: 8 mag 2020


Strategia di marketing e made in Italy, la voce dell’esperto Marco Montefusco, ospite speciale dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, per il corso di Design del Tessuto (prof. Ciro de Lucia), offre agli studenti insight da esperto su come orientare la produzione industriale in base alle richieste del mercato. Harmont & Blaine, di cui Montefusco è responsabile marketing, è nata nel 1995 per la produzione di guanti, a cui presto ha dovuto sostituire produzione di abbigliamento generico per poi allungare i suoi tentacoli nel 2005 anche nel settore junior.


Piccoli ma bravi

Questa storia di successo è iniziata con la concezione di un logo che rappresenta al meglio storia, aspirazioni e mission del marchio «Quando si pensa ad Harmont & Blaine - ha raccontato in conferenza Montefusco - il logo è la prima cosa che si ricorda. In un mondo di marchi rappresentati da animali è stato scelto il più goffo: un bassotto. Cane da caccia, privo di agilità, investe tutte le sue energie sull’olfatto e l’udito, come la piccola azienda di cui facciamo parte, nata a conduzione familiare, e che in breve ha sviluppato una strategia di marketing capace di competere coi colossi del settore».



Forza e debolezza del Made in Italy

«Quando abbiamo iniziato, producevamo solo guanti, rispettando le diciotto fasi di produzione» ricorda il manager «ma in Italia si preferisce tenere le mani in tasca d’inverno piuttosto che investire su questo accessorio che presuppone gusto e cultura». I prezzi elevanti del Made in Italy, non reggevano il confronto con il fast fashion cinese a basso costo. Certi del plusvalore della maestria sartoriale italiana alla Harmont & Blaine decisero di convertire la produzione a quella che oggi si conosce.


Marketing vs creatività

La creatività è un aspetto secondario rispetto all’analisi del mercato. «20 milioni di persone alla vetrina sono sprecate, se al cliente non si offre ciò di cui ha bisogno» precisa Montefusco «sarebbe ridicolo pensare di progettare e vendere una collezione di mocassini in Russia. Ma va benissimo destinarli ai negozi di Capri». Un marchio esiste per rispondere a una necessità, a una richiesta del mercato e quindi per funzionare deve partire da un’attenta analisi e da numeri oggettivi e non supposizioni.



L’appello

«La clientela di Harmont & Blaine junior va da 0 a 16 anni. Ciò significa che non va conquistato solo il bambino, ma soprattutto il genitore, che è il cliente effettivo». Un marchio per funzionare non deve lasciare nulla al caso e curare nei dettagli anche tutte le fasi di postproduzione, dall’allestimento delle vetrine all’arredamento interno degli store; dall’estetica alla funzionalità dei capi per i più piccoli. Né va trascurata la formazione dell’addetto alle vendite «La nostra intuizione è stata che commesse donne e mamme riescono a comunicare al genitore-cliente maggior senso di sicurezza e affidabilità perché possono immedesimarsi meglio nelle sue preoccupazioni». Montefusco chiude l’intervento nella convinzione che l’efficacia di un marchio è nella sua strategia, che deve dare eguale importanza a tutte le fasi dall’inizio alla fine senza sopravvalutare l’onnipresenza glamour sui social.

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