• Arianna Cerbone

La diretta di Jo Squillo patrimonio del #N-UNESCO

Aggiornato il: 21 set 2020



In un momento storico in cui tutte le certezze di una popolazione sfumano di fronte alla grandezza e alla drammaticità dei fatti di cronaca, in cui televisione e giornali fanno a gara per sbattere in prima pagina brutte notizie, proprio quando sembra che avere paura di tutto e di tutti sia l’unica soluzione possibile l'italiano reagisce con l'ironia. La capacità di ridere e scherzare su tutto prendendo con una buona dose di leggerezza anche le tragedie più grandi è una immensa componente culturale, vanto della nostra nazione. Abbiamo inventato qualsiasi cosa per esorcizzare questa brutta condizione: meme, parodie, video, podcast si moltiplicano giorno dopo giorno, mai esenti di creatività. Dal presidente che si sistema i capelli, ai movimenti improbabili delle “Bimbe di Conte”, alle “tammurriate” dai balconi, siamo riusciti, come sempre, a portar fuori quel carattere nazionale unico, carico di un'ironia calda.

Cambiano i trend e i palinsesti dell’intrattenimento, in questo periodo di quarantena: stanno nascendo fenomeni altrimenti improponibili in una situazione di normalità. È fuori contesto l'apparizione della Santa Maria Vergine D'Urso a Salvini, su cui è stato detto e scritto di tutto. Ma da qualche giorno, un fenomeno simpatico sta diventando più virale del COVID-19: è tornata alla ribalta Jo Squillo che, non proprio timidamente, ha cercato di alleggerire il peso della quarantena con un po' della propria musica. La sempreverde e fresca, come un pino marittimo, Jo Squillo ha inaugurato un doppio appuntamento.


Ogni giorno, dalle 17, è in diretta con Jo in The House, dj set pomeridiano, di quelli che ricordano i matinè dei liceali, con un Bacardi in mano. Ogni sabato, invece, alle 22, è on-line con Jo Squillo Live Show, un appuntamento virtuale che è già diventato un cult social. Probabilmente il successo è dovuto anche allo scenario che l'instancabile Jo è riuscita a creare: due manichini agghindati a dovere - cubiste impagliate con la testa pelata e il viso truccato -, una consolle infilata sul balcone di casa propria che restituisce a palla l’eco dei successi che furono (un viaggio un po’ trash tra i suoni dell’Italia da discoteca), una strobosfera anni Ottanta e delle luci a intermittenza; ma soprattutto un pubblico di qualità che è letteralmente impazzito. La diretta della showgirl, infatti, ha riunito sulla stessa pagina Instagram tutti gli influencer italiani più conosciuti sul social network, i quali hanno iniziato ad interagire con commenti e stories. Fedez («In alto le autocertificazioni»), Chiara Ferragni («Dieci bocce di Evian al tavolo Ferragnez, grazie»), Elena Santarelli ( «Dove sono le bimbe di Conte??») Simona Ventura e Myss Keta che si danno le punte alle Colonne di S.Lorenzo. Poi, Francesco Facchinetti, Alessia Marcuzzi, Emma Marrone. E così il salotto della showgirl trasformato in una pista da ballo ha dato vita ad un’era social in cui la condivisione è tramite per tutto, ivi compresa la festa.

«Niente tristezza, solo good vibes», ha preso ad urlare l’artista, agitando per aria il proprio pugno. E sempre con la stessa enfasi, che ci ricorda quando vestiva i panni dell'attivista per i diritti delle donne, inaugura un nuovo Movimento di Liberazione, «quello che trova la leggerezza nella profondità e la profondità nella leggerezza», ha spiegato Jo Squillo all’Adnkronos. E così le sue dirette in musica, hanno valicato i confini di Instagram per arrivare su Facebook, su Twitter. Nelle chat di WhatsApp. Jo Squillo è stata celebrata come genio, «patrimonio dell’Unesco», ha scritto qualcuno.



Ma perché piace tanto? Perché questo trash voluto e dichiarato funziona a tal punto da non percepirlo più come grottesco o irritante? Possiamo supporre perché nel dj set di Jo Squillo non c’è nulla che sia nel momento stesso vero e reale e non pretende di esserlo: le amiche manichine Michelle e Valentina che “ballano” dietro di lei sono finte, gli incontri nella sua discoteca sono reali per tutti quelli, quindi la stragrande maggioranza, che sono abituati a comunicare tramite la tastiera dello smartphone. La musica è quella trash Made in Italy della prima Jo Squillo con intenti dance -punk un po' confusi, dai titoli dei singoli improbabili come Violentami. E allora funziona perché è volutamente un'emulazione, un’imitazione culturale “venuta male” della vita delle it-girl che riesce a coinvolgere durante le sue dirette, un’esagerazione satura e involontariamente ironica. Infatti Tommaso Labranca nel suo breve saggio “Andy Warhol era un coatto” spiega che l’emulazione sarebbe la chiave per capire cos’è il Trash, o meglio, l’emulazione fallita e malriuscita di un prodotto, di un intento artistico, musicale o di uno status sociale a cui il soggetto protagonista non appartiene.La discoteca virtuale, come quella di Jo Squillo, con la chiusura di quelle del mondo reale, è solo l’ultima frontiera di un movimento che – dai concerti sui balconi, fino ad arrivare all’aumento della fruizione di video IGTV o di Tik Tok – appaiono davvero come fenomeni altrimenti improponibili in un momento normale, probabilmente non del tutto negativi: mostrare l'altro volto della quarantena, quello più frivolo e leggero è comunque un racconto sociologico, fa comunque parte del nostro carattere nazionale. Pertanto se gli intenti di Jo sono quelli di propinarci una medicina allegra, che, se non fa bene alla salute, quantomeno fa bene all’anima, ben vengano queste iniziative goliardiche e concludo con una citazione di un film del 1970 diretto da Paul Morrissey, Trash – I rifiuti di New York «Non vuol dire che una cosa è un rifiuto solo perché l’hanno buttata fra i rifiuti.»


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