• Chen Wenwen

ORGASMO, the Gucci Show



Per la sfilata SS 2020 Gucci rispolvera la teoria di Michel Foucault “microphysics of power”, dove protagonista è il corpo e il suo potere espressivo contro la repressione dell’omologazione. «Esplorare altre possibilità estetiche, aprirsi, coltivare un nuovo concetto di bellezza, essere all’avanguardia, consacrare la diversità e celebrare unicità, indipendenza e originalità» è l’inno del direttore creativo del marchio, Alessandro Michele.


Dopo l’inizio della sfilata, le luci lampeggiano di rosso su fondo bianco a suggerire sangue. Il tema del conflitto tra moderazione e libertà diventa protagonista con una serie di modelli su nastro trasportatore vestiti in un bianco asettico d’“ispirazione ospedaliera”. Espressione dei soggetti e bianco suggeriscono repressione e controllo: i camici sono simili a quelli delle cliniche psichiatriche. Non sono destinati alla vendita quei capi, ma sono, invece, il manifesto della sfilata e parte dello spettacolo. Ed è un peccato perché andrebbero probabilmente sold out: come armature silenziose, incarnerebbero perfettamente, la tanto chiacchierata, resistenza all’omologazione.


La serie SS20 invece è più colorata che mai: la lotta tra bianco e colore è un confronto tra conformismo e anticonvenzionalità. La colonna sonora per la sfilata, Justify My Love di Madonna, che negli anni 90 fu vietato in molti paesi del mondo per le lodi alla nudità, al corpo e alla liberazione sessuale, calza a pennello sugli indumenti intimi esposti in passerella. Le modelle sfilano come deformate in una prospettiva fish eye, silhouette schiacciate da una società oppressiva. Sospeso tra kitsch e grottesco, il trucco eccessivo e le ciglia cespuglio, ispirate a certi scatti di Cindy Sherman (vedi Ugly Beauty) in fatto di gusto legittimano tutto e il suo contrario.

Una performance che descrive un processo evolutivo che dalla sottomissione porta alla liberazione. Ogni aspetto della sfilata celebra la bellezza della libertà d’espressione. Emancipazione, personalità, coraggio, rispetto per sé stessi e per gli altri, oltre i limiti della cattività imposta da convenzioni sociali, regole identitarie o etichette da salotto. In uno scenario dove a meritare le luci della ribalta è l’anarchia creativa, il mainstreamdiventerebbe il nemico giurato. Il messaggio dello show, che scardina l’idea stessa dietro il concetto classico della moda, è un paradosso: se il modo migliore per sentirsi a proprio agio è essere se stessi secondo il proprio umore e la propria volontà, i trend fashion non sarebbero più definiti dal sistema, che quindi diventerebbe superfluo.

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