• Annina Moffa

Food porn: la grande abbuffata

Aggiornato il: 8 mag 2020

Le storie Instagram e i post di Facebook dimostrano che l'italiano medio combatte la noia da quarantena dedicandosi alla preparazione, guarnizione e consumo di torte dolci e salate, piene di grassi saturi, zucchero bianco e coloranti alimentari, pizze, sformati e manicaretti.

Tutto attrezzato per l’aperitivo domestico, con gli utensili dei grandi chef, che ha imparato a usare sui reality, il cittadino tricolore non fa che affettare, spalmare, tritare e condire. Nell’opulenza alimentare più tradizionale, regredito alla versione bulimica del dopoguerra si siede davanti a bacinelle di spaghetti al pomodoro, polpette e frittatine vegetali, che però chiama con nomi esotici tipo concassé, bisque, bouchées, omelette, potage e ratatouille, pensando di ingannare così la bilancia.


Le mamme, tornate ai tempi dei telefoni bianchi e dimentiche dei congelati precotti, recuperano le parannanze, e sono impegnate a tutte le ore del giorno e della notte a sfornare pasticci, arrosti e cotolette, soufflé, sauter e vol-au-vent per mariti e figli, neanche fossero eserciti di spaccalegna.


Spopolano post social a tema: “stamattina ho già fatto tre volte colazione, pranzato, fatto merenda ripetutamente, cenato e concluso con lo spuntino di mezzanotte. Sono però ancora le 8 del mattino". La noia, si sa, è il nemico giurato della linea. E davanti alla tv ci sta una coppetta di gelato, magari col bis, un biscottino, due noccioline, una patatina e una pralina al cioccolato ripassata nella granella di nocciola doc al 40% della Papua Nuova Guinea. Tripudio di snack food e cibi spazzatura: compaiono in dispenza le fonzie, sparite dagli anni 80, le puff (la produzione è stata potenziata a causa del COVID-19), le crick crok, i trick track e le botte a muro.


All’improvviso ritornano in voga la panna spray vegetale, i sofficini (sono veloci da cucinare), le crocchette in tutte le declinazioni offerte oggi dalla GDO, le mozzarelle in carrozza, le bibite gassate delle sottomarche, quelle che tra gli ingredienti riportano il simbolo della radioattività, i formaggi formato famiglia all’uranio impoverito che puzzano più dei piedi della nonna. L’abbrutimento, complice della pandemia, pervade le case di poveri e ricchi, pure quelli all’ingrasso.



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